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NOLI ME TANGERE! |
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Riflessioni della maestra Giovanna Chiantelli
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Avevo vissuto con grande disagio il racconto della crocifissione e della morte di Gesù, lo avevo sentito non adatto a quelle tenere anime di 7 – 8 anni, avevo percepito nella classe un’atmosfera pesante, che i bambini manifestavano con grande inquietudine. Cosa dire, da dove cominciare? Mi tuffai nella lettura dei Vangeli, cercai nello Steiner qualche ispirazione: mi rendevo conto che portare incontro a dei bambini così piccoli un tale argomento era cosa impossibile. Avevo però preso l’impegno e, se anche avessi desistito dall’impresa, la maestra della classe avrebbe comunque improvvisato o, peggio, letto direttamente qualcosa, com’era sua consuetudine. Disperata mi misi a pensare a quei piccoli, che già frequentavo da tempo e che conoscevo abbastanza bene. E proprio essi, proprio i loro volti innocenti e simpatici mi ispirarono la soluzione. Rilessi attentamente molte volte la Resurrezione dal Vangelo di Giovanni, e poi, camminando su e giù per il lungo corridoio della mia casa, come se il moto mi desse forza, provai a raccontarla a quei piccoli volti, che mi si affacciavano all’anima. Il racconto prese forma di fiaba: nel modo come veniva alle mie labbra (sì, parlavo ad alta voce, come se i bambini fossero presenti!) c’era un che di magico, d’innocente, di buono. Era come se la parte oscura di me, la parte pesante si fosse dileguata e il racconto fosse intessuto di leggerezza, di luce. Non per questo era meno solenne e sacro. La descrizione del giardino, dei fiori, del cielo primaverile, del sole che tutto circonfondeva e ridestava, avevano grande parte nella narrazione…il pianto della Maddalena per la perdita del Signore e la gioia, quando il creduto giardiniere le si rivela…tutto fu a lungo preparato, vissuto nel sentimento per ore e ore e portato con devozione nel sonno. Il giorno dopo mi destai serena, gioiosa, sicura, e, quando iniziai a raccontare i bambini, piano piano, entrarono nell’atmosfera luminosa piena di giubilo della Resurrezione. Si fecero attenti e la gioia traspariva dai loro volti. Nella classe, terminato il racconto vi fu un attimo di religioso silenzio (era di solito una classe tanto rumorosa!) e i bambini, dopo un po’, sussurrarono all’unisono: “Ancora!” Nonostante questa esperienza ho provato sempre un grande disagio ad affrontare il discorso della Pasqua con i bambini o con i ragazzi. Quella volta a Firenze, lo compresi dopo, fu quasi necessario riequilibrare quell’atmosfera pesante, creata dal racconto della Passione, e fui come guidata inconsapevolmente da questo sentimento. Parlare ai bambini della Pasqua è molto difficile. E’ vero, fino ai nove, dieci anni si porta loro incontro l’aspetto della natura che risorge ogni anno, tuttavia, almeno per me, non è sufficiente, mi sembra che manchi qualcosa. Più avanti, i ragazzi fanno delle domande precise e, anche quelli che non chiedono esplicitamente, portano nel loro intimo il bisogno di sentir parlare di questo argomento. Nei misteri antichi si possono trovare delle analogie col Dio che muore e risorge, ad esempio nel mito di Adone, ma non è la stessa cosa come per il Natale. A Natale, anche se specialissimo, anche se cristificato, nasce un uomo e perciò si sente come naturale il riallacciarsi ai più antichi filoni culturali, misteriosofici, religiosi; ma qui nella Pasqua è il figlio stesso di Dio che si immola e che risorge, qui siamo di fronte ad un evento unico, che non ha precedenti, che non ha paragoni ed è difficile anche per noi adulti accostarsi a questo grandioso avvenimento. L’arte, la vera arte, può aiutarci molto ed è sempre all’arte che ho chiesto soccorso per tentare di avvicinarmi a questo mistero. Fra tutti i capolavori, quello che parla di più al mio cuore per la festa della Pasqua è l’affresco dell’Angelico, in una delle celle di San Marco a Firenze, che rappresenta la Maddalena in ginocchio, vestita di un rosso tenue quasi a far sentire che in lei il sangue circola, che è creatura terrena con le sue passioni, con alle spalle il sepolcro aperto; intorno il giardino con alberi e fiori dipinti con grande ingenuità e grazia e soprattutto la figura bianca, evanescente eppur così reale sublime, completamente spirituale fino nel passo, che sembra sfiorare euritmicamente la terra, del Risorto che non respinge la Maddalena con severità, ma con gesto lieve, serio, amorevole in cui c’è tanta speranza per la donna: “ NOLI ME TANGERE!” Non è ancora tempo, ma il tuo tempo verrà! Il nostro tempo verrà!
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